Le sale del Museo

Il Museo Valdese di Guardia Piemontese è diviso in tre sale tematiche:

Le origini del valdismo e la storia dei valdesi di Calabria

L’abito Guardiolo

La lingua Occitana

Le sale del Museo valdese di Guardia Piemontese sono state allestite al fine di guidare il visitatore attraverso un percorso storico-sociale pensato per dare una visione quanto più olistica possibile sul movimento valdese, sui valdesi di Calabria e Guardia Piemontese. Grande attenzione è posta all’elemento linguistico, i nomi degli oggetti presenti in Museo sono stati riportati in doppia lingua per dare immediato risalto alle similitudini e alle differenze linguistiche che intercorrono tra l’italiano e l’occitano. Alcuni nomi sono ad esempio molto simili tra loro, come la parola Lanterna tradotta in occitano come “Lanterne” o braciere, “Brazier”, mentre altre più lontane dall'italiano come setaccio, tradotto “Shas”.

La prima sala del Museo presenta una serie di manufatti antichi di uso quotidiano che raccontano di uno stile di vita semplice e volutamente sobrio condotto dalle famiglie valdesi dell’epoca, dove gli uomini si occupavano del lavoro agricolo e artigianale e le donne provvedevano all'istruzione dei figli, alle faccende domestiche e alla lavorazione della seta e della lana. A testimoniare la crudeltà dell’inquisizione invece vi sono una porta in legno con spioncino, imposta alle porte di casa degli ex eretici per il controllo domestico, e un resto osseo di un bimbo, ritrovato presso Montalto Uffugo, dove nel 1561 vennero incarcerati numerosi valdesi con l’accusa di eresia e 88 di loro vennero condannati a morte. Ai sopravvissuti delle stragi, ovvero ai valdesi che avevano abiurato per aver salva la vita, vennero imposti numerosi divieti, oltre alla confisca quasi totale dei loro beni. Nonostante tutto però a Guardia Piemontese, dove dopo il 1561 vennero trasferiti numerosi valdesi da altri paesi della Calabria, rimase in vita la lingua occitana e l’arte tessile. Quest’ultima continuò ad evolversi fino a trovare nel costume tradizionale indossato dalle donne Guardiole la sua massima espressione.

La seconda sala è appunto dedicata all’abito Guardiolo tradizionale e alla sua evoluzione nel tempo. In vetrina, in un ambiente riparato e protetto, si conservano due preziosissimi costumi originali: uno da nozze, il Dourn, risalente al XIX secolo, e uno domenicale, entrambi da ritenersi sublimi esempi di arte tessile in quanto a qualità dei tessuti impiegati e complessità dei ricami. La saletta ospita poi diverse riproduzioni di abito, fedeli agli originali, create dalle sarte del laboratorio di arte tessile del Centro Culturale Gian Luigi Pascale.

Per ciò che riguarda la lingua invece, essa rimase in vita nonostante fosse stata vietata dagli inquisitori.La popolazione (sottomessa, ma mai totalmente sconfitta) continuò a tramandarsela di generazione in generazione, dopotutto la lingua è un fatto sociale e il suo abbandono da parte dei parlanti avrebbe comportato l’estinzione di tutta la loro cultura. In questa terza e ultima sala viene dunque posta l’attenzione all’idioma Guardiolo e all’occitano come vero e proprio oggetto di studio che recentemente sta nuovamente attirando l’interesse dei ricercatori. La visita si conclude fornendo al visitatore informazioni generali sulle attività svolte dalla comunità valdese oggi e sulla presenza delle religioni cristiane nei diversi continenti. Per chi volesse continuare ad approfondire la conoscenza sulla storia e la società valdese, potrà soffermarsi nella lettura dei tanti pannelli narrativi esposti in tutte le sale del museo e/o a prendere nota dei numerosi libri presenti utili per fare ricerca storica. 

Porta con spioncino aperto risalente alla seconda metà del 1500


Porta con spioncino chiuso risalente alla seconda metà del 1500