SENTIERO 4 – DA GUARDIA PIEMONTESE A FUSCALDO

INQUADRAMENTO TERRITORIALE

Il percorso che va da Guardia PiemonteseFuscaldo attraversa le tre valli scavate dal Fiume Lavandaia, dalla Fiumara la Serra e dal Torrente Trappeto, nella loro parte medio-alta. Tali valli presentano uno sviluppo quasi perpendicolare rispetto al tratto di Catena Costiera compreso tra Guardia e Fuscaldo e sono a loro volta modellate da numerosi rigagnoli che attraversano il territorio. Questo è un sentiero che regala scorci paesaggistici notevoli, durante le giornate limpide, guardando in direzione del mare, si possono osservare facilmente i magnifici profili delle isole Eolie, fra le quali spicca il riconoscibilissimo Stromboli. Mentre verso l’entroterra nord spiccano i monti dell’Orsomarso.

INQUADRAMENTO GEOLOGICO

Il percorso si snoda nel breve tratto di Catena Costiera che separa Guardia P.se da Fuscaldo (come già menzionato sopra).
Tuttavia la geologia dell’area percorsa è complessa e ricca: da Guardia troviamo per un breve tratto fino al Fiume Lavandaia, scisti granatiferi, rocce metamorfiche risalenti al Paleozoico. Nella vallata, nei pressi del fiume, invece troviamo scisti filladici grigio scuri o bruni, le rocce sono spesso contorte con numerose superfici di discontinuità (scistosità elevata), risalenti anche queste alla fine del Paleozoico. Spostandosi nella zona di San Salvatore e fino al Piano dell’Arcangelo compreso Cozzo Gambigallo la geologia cambia: troviamo arenarie massicce bruno-grigiastre o giallo brune più recenti e risalenti al Miocene Superiore. Nell’area che comprende la zona tra Serra della Monaca e il Girone della Menta, la geologia cambia nuovamente e troviamo scisti verdi con intercalazioni di scisti violetti le cui formazioni si presentano spesso contorte e deformate.

DESCRIZIONI DEGLI AMBIENTI

Lungo l’intero percorso troviamo diversi tipi di ambienti quali: la foresta mediterranea decidua e la foresta mediterranea sempreverde, faggete, con boschi di abete bianco e abete di Douglas. A tali ambienti si intervallano piccoli boschetti di piante che amano suoli freschi e umidi e macchie essenzialmente a ontani (alneto). Nel tratto finale, introno ai 1000 m di quota, si sviluppa invece la faggeta mista. Lungo il sentiero non mancano tuttavia aree più aperte ed esposte a sud- ovest dove, accanto alle essenze arboree che si diradano, si fanno largo piante a portamento arbustivo come la ginestra. È una pianta estremamente versatile: in passato dal suo fusto si estraevano fibre, dalle quali dopo una serie di passaggi si otteneva un filato molto resistente e caratteristico con il quale si tessevano tele e vari altri tessuti. Oggi la ginestra è anche usata per gestire un’area potenzialmente franosa: il suo sistema radicale sviluppato e ramificato è tale da consolidare il terreno e scarpate. Troviamo anche altre piante come il viburno le cui bacche sono di un particolarissimo colore blu-nerastro metallizzato, l’ilatro, il biancospino, il mirto, il pruno selvatico, l’erica, il lentisco, il corbezzolo. Tali piante, con le loro bacche o i frutti, sono fonte essenziale di nutrimento per l’avifauna e per i micro-mammiferi che frequentano questi ambienti. Intorno agli 800 m, poco dopo la Serra della Monaca, si incontrano soprattutto conifere per lo più di rappresentanza esotica quali: il cedro, il pino strobo e la douglasia o pino di Douglas accanto a quelle autoctone come l’abete bianco. Nel tratto finale del sentiero, si lasciano le conifere e si incontra il faggio che si mescola dapprima con il cerro e poi con il Castagno. La macchia mediterranea decidua è invece dominata essenzialmente dalla roverella che assieme al castagno e al noce  forma un bosco poco ombroso e ricco di humus, che rende il suolo ideale per molte specie di funghi come il porcino  o l’ovulo buono, sono presenti tuttavia diverse altre specie arboree definite “specie sporadiche” molto interessanti: esse infatti rivestono un ruolo ecologico importante poiché fungono sia da riparo che come fonte di nutrimento per diverse specie animali e contribuiscono ad aumentare la biodiversità del bosco. Ne sono un esempio il sorbo, che nel querceto a roverella trova il suo optimum; l’orniello, con areale euro-asiatico; il ciliegio con areale euro-asiatico; il carpino bianco con distribuzione euro-caucasica. In prossimità delle valli scavate dai numerosissimi corsi d’acqua che incrociano il sentiero e che si susseguono ripetutamente, si osserva la vegetazione tipica dell’ambiente quale l’ontano nero e l’ontano napoletano, che insieme al sambuco ne fanno da padroni. Molto bello è anche il corniolo sanguinello con le sue bacche scure e il fogliame rosso-bruno, la vitalba, che ricopre a volte quasi completamente di fiori bianchi la chioma degli alberi su cui si accresce e la morella rampicante. Nel sottobosco invece troviamo l’onnipresente rovo, la felce acquilina e la felce maschio. Di particolare pregio naturalistico vi sono alcune felci che amano gli ambienti molto umidi e ombrosi, come lo scolopendrio comune. Molto bella è anche la capelvenere. Lungo tale sentiero è stata inoltre rinvenuta una stazione di felce bulbifera, felce estremamente rara dal fogliame verde lucente, che può raggiungere i 2 m di lunghezza. Considerata un vero e proprio fossile vivente, tale pianta risale all’epoca terziaria ed è oggi testimonianza di un passato clima subtropicale.È presente in Italia, solo in Sicilia Campania e Calabria, dove si rinvengono le stazioni più folte. La foresta mediterranea sempreverde è invece costituita in massima parte dal leccio con esemplari che raggiungono notevoli dimensioni. Per ciò che concerne la fauna, lungo tale sentiero, possiamo affermare che quella presente è quella tipica segnalata in tutta la Calabria. Troviamo infatti una buona rappresentanza di micro-mammiferi quali: il tasso, la faina, lo scoiattolo nero. Tra i mammiferi di dimensioni medio-grandi si citano invece il Lupo, la Volpe, il Cinghiale. Tra gli anfibi, fanno da padroni gli anuri, che sovente si trovano sia in forma larvale che in forma adulta nei pressi di acquitrini e torrentelli così come per i rettili per i quali citiamo: la vipera; la natrice dal collare; il biacco; il cervone e il ramarro. Nei numerosi torrentelli che caratterizzano tutta l’area e che hanno modellato il territorio scavando valli e anfratti, troviamo qualche piccolo pesce e i granchi di fiume. Tra l’avifauna possiamo citare invece il picchio verde; la poiana; il barbagianni; l’allocco; la cinciallegra. L’entomofauna presente è invece talmente vasta che possiamo solo riportare alcuni esempi di specie che si possono osservare, come il comunissimo insetto stecco, il coleottero; lo stercorario geotrupidae.  In passato invece, accanto alle coltivazioni contadine tipiche, veniva piantato (ai bordi delle stradine interpoderali o lungo i limiti dei terreni) il gelso, le cui foglie venivano usate per nutrire il baco da seta. Dal bozzolo prodotto dal baco veniva estratta la seta grezza, usata poi per gli scambi commerciali.

Testo di PAOLA LENTINI – Guida ambientale escursionistica

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